Sant’Antonio Abate -“Rione Dei Malati di Tumore”

In seguito all’appello di Don Ciro, mi recherò personalmente domani presso la parrocchia di SS Maria del Buonconsiglio per confrontarmi con lui su quanto sta accadendo in merito alla questione “rione dei malati di tumore”

Mi metterò in ascolto, come ho sempre fatto, e nel caso dovessero emergere dalle sue parole delle situazioni sospette, o delle situazioni poco chiare, sarò il primo a comparire nelle opportune sedi per denunciare i fatti!

Ci sono diverse zone in Campania con elevato rischio ambientale, come rileva il Ministero della Salute ma tra queste non vi è Sant’Antonio Abate, per fortuna!

Come Consigliere Comunale, mi sono impegnato in questi anni affinché si potesse costituire quanto prima il registro dei tumori regionali, consentendo all’ASL NA3SUD di estrapolare automaticamente i dati dei decessi per tumore che avvengono sul nostro territorio, oltre che sollecitare la stessa ASL ad inviarci i dati statistici dettagliati ed aggiornati afferenti il registro.

Nell’attesa della ricezione dei dati statistici, secondo la relazione sulle attività del registro tumori dell’ASLNA3SUD, risultiamo essere il comune con un rischio tumorale tra i più bassi nel distretto 58 per le diverse patologie.

Personalmente inoltre, ho instaurato da tempo un rapporto di amicizia e collaborazione con il noto medico Franco Berrino, uno dei massimi esperti di tumori e fervente sostenitore dell’adozione di una dieta corretta per evitare l’insorgere del cancro.

Nella prossima edizione del Divin Castagne, che mi pregio di organizzare, ospiteremo un simposio in collaborazione con la Fondazione Pascale di Napoli, una delle massime istituzioni in termini di ricerca sul cancro, in cui indagheremo lo stretto rapporto tra stile alimentare e neoplasie.

Dedicheremo inoltre alla Fondazione Pascale anche il ricavato di una cena di gala, perché è fondamentale sostenere la ricerca che ha permesso di migliorare sensibilmente le percentuali di guarigioni negli ultimi anni: il 63 per cento delle donne e il 54 per cento degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi, dati incoraggianti che però bisogna ancora migliorare.

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